19/11/2007
Con un secco comunicato a rivenditori e grossisti, Vodafone annuncia che il compenso spettante ai reseller delle proprie ricariche sarà quasi dimezzato a partire dai prossimi approvvigionamenti. La notizia ha dell'incredibile: praticamente un rivenditore in una scratch card da 10 euro arriva a guadagnare in media meno di venti centesimi, sui quali tra l'altro dovrà pagarci le tasse. Una escalation continua al ribasso, quella dei compensi sulla vendita delle ricariche: in 10 anni si sono abbassati in media dall' 8% al 3% (scarso). Con l'ultima mossa, Vodafone si equipara a Tim che ha lasciato invariato il listino (da notare che gli aggi di Tim erano i più bassi in assoluto) e a 3 Italia, dato che anche la casa di Trezzano ha informato i rivenditori dei prossimi tagli agli aggi che saranno operativi in tutta Italia presumibilmente dalla prossima settimana; non saranno drastici come quelli di Vodafone, ma comunque significativi. Cosa significa tutto questo? Semplice: molti rivenditori ne faranno a meno. A fronte di un esborso (magari anticipato) consistente, il guadagno esiguo non giustificherà più l'investimento (e lo storaggio, con tutti i rischi del caso) di migliaia di euro in ricariche telefoniche. Ai tagli dei gestori, infatti, vanno aggiunte quelle spese accessorie che adesso incideranno non poco quali i costi di spedizione (pensate: in un ordine di 400 ricariche Vodafone da 10¤, la metà di quello che ci guadagna un rivenditore va perso per le spese di spedizione!). Lo stesso dicasi per i rivenditori che utilizzano i terminali POS per effettuare le ricariche: per coloro che non sono convenzionati con enti tipo Lottomatica (e che quindi pagano la chiamata per ogni ricarica effettuata) nel caso dei tagli di ricarica minori diventa una rimessa. Anche il canone mensile di affitto del terminale POS, unitamente a quelle spese finora giudicabili irrisorie quali l'acquisto dei rotolini di carta termica e l'elettricità impiegata dalla macchina, diventano una componente da tenere conto sia per chi il POS lo ha già che, soprattutto, per chi aveva idea di dotarsene per dare un servizio aggiuntivo alla propria clientela. Questa mossa è una delle risposte da parte dei gestori italiani al decreto Bersani che a giudicare dalle ultime indiscrezioni non saranno le ultime. Rimane inconcepibile, da parte nostra, come abbia fatto il ministro a non prevedere tutto quello che sta succedendo: ci pare normale (anche se non giustificabile) che le aziende per evitare il crack finanziario - il costo di ricarica era una fetta consistente dei propri introiti - si diano da fare per cercare di racimolare gli stessi soldi in altra maniera. E chi ci rimette se non i consumatori? Andando avanti di questo passo, abbiamo la vaga impressione che se le cose fossero rimaste come prima, ovvero se pagassimo ancora il balzello sulle ricariche, forse alla lunga ci rimettevamo di meno...